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Dipingere la vita

Dipingere la vita

«La storia dell'Uomo è quella che mi ha sempre affascinato.» Nella pittura di Liliana Cano l'osservazione della realtà occupa un ruolo preponderante fin dagli anni della formazione. Volti, gesti quotidiani, attività collettive, momenti di lavoro e relazioni umane diventano il punto di partenza di una ricerca che percorre tutta la sua opera. La vita agropastorale della Barbagia, regione storica della Sardegna intensamente frequentata a partire dagli anni Sessanta, entra nella sua pittura grazie a un linguaggio diretto ed essenziale, costruito con pennellate rapide e decise.

Opere come Donne e arance (1975), Morra (1975) o le linoleografie dedicate alle Tosature (1970) riconsegnano la concretezza dei corpi e dei gesti senza indulgere in rappresentazioni folkloriche o idealizzate. La realtà si presenta con una qualità severa e fisica, segnata dalla fatica e dalla solidarietà del vivere collettivo. In questi lavori la pittrice elabora una personale interpretazione del realismo del secondo dopoguerra, con una forte autonomia espressiva.

Con il passare degli anni il mondo agropastorale si carica di valenze simboliche e sospese. I paesaggi della Provenza schiariscono la tavolozza, introducendo una nuova morbidezza cromatica che modifica anche il modo di guardare i soggetti. In opere come Le midi du berger (anni Ottanta), L'uomo (anni Ottanta), Al torrente (1988), Toros (1986) e Le galop (anni Ottanta), la relazione tra essere umano, natura e animale si trasforma in una ricerca di armonia e di presenza, in cui il gesto quotidiano assume una qualità contemplativa.

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