Prologo

Prologo

L'opera di Liliana Cano nasce quasi sempre da un'esperienza vissuta, un viaggio o una memoria. Da quel punto di partenza, prendono forma visioni in cui il racconto personale si tramuta in figura e la figura in simbolo.

Tra gli elementi più riconoscibili del suo linguaggio pittorico c'è la forza del colore: rossi incandescenti, blu profondi, gialli squillanti, contrasti che portano nelle tele una carica di energia impossibile da ignorare. Una tavolozza che si intensifica nel periodo francese e diventa, negli anni della maturità, uno degli strumenti espressivi più personali e immediati della sua ricerca.

Le opere riunite in questo prologo sintetizzano alcune delle esperienze principali nella biografia dell'artista. Guerra e neve ed Exodus, entrambe del 1997, riprendono frammenti di storia personale: la guerra vissuta durante gli anni della sua formazione a Torino, il viaggio in nave verso la Sardegna nel 1945, il mare come spazio di separazione e transito. Fuga (1989), ispirata dalla lettura di Pablo Neruda, traduce quel movimento in una dimensione apertamente visionaria. Ferite (anni Ottanta) associa invece la corsa a una ricerca di libertà che non esclude il dolore. Rumba (anni Ottanta) restituisce al corpo, al gesto e al colore una componente teatrale e ritmica, capace di far coesistere celebrazione e inquietudine.

Accanto a questi dipinti, le fotografie documentano il trittico monumentale Les amants du soleil, realizzato nel 1988 per l'Università di Tolone. Si tratta di un'opera di grande formato che testimonia come la sua pittura abbia saputo espandersi nello spazio pubblico ben oltre i confini italiani, trovando in Francia un importante contesto di lavoro e di riconoscimento.

Audioguida

Introduzione del curatore

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