04 · Sezioni
Devote e indomite

Madri, sante, bagnanti, modelle, amiche, figure sensuali o combattive. La pittura di Liliana Cano costruisce nel tempo un vasto repertorio del femminile, nel quale convivono dedizione e desiderio, cura e indipendenza, vulnerabilità e forza. Le sue protagoniste occupano lo spazio con decisione, sostengono lo sguardo di chi le osserva, vivono pienamente le proprie emozioni e contraddizioni.
Il percorso prende avvio da una Madonna con bambino (anni Settanta), raffigurata con una gamma cromatica scura che si apre attorno alle figure in una luminosità quasi circolare. Il tema della maternità e della cura prosegue nelle donne della tradizione sarda di A Orgosolo (anni Ottanta), Donne di Oliena (anni Ottanta) e Il pane (anni Ottanta), in cui posture solide, gesti essenziali e abiti tradizionali evocano un forte senso di stabilità.
Nelle opere dedicate alle bagnanti il rapporto tra donna e natura si fa più libero e aperto. In Le bagnanti (anni Ottanta), Menadi (anni Ottanta), Sull'amaca (anni Ottanta) e Sotto i pini (anni Ottanta), i corpi femminili vivono il paesaggio con naturalezza, alternando contemplazione, sensualità e autonomia.
L'itinerario espositivo prosegue con donne che si osservano, si preparano, si mettono in scena o sfidano apertamente chi guarda. In La beauté (1988), Amiche (1987), La côte (1982) e Exposition Amsterdam (1988), la femminilità è sfoggiata con consapevolezza, quasi un atto di affermazione del proprio essere.
Le opere finali declinano il tema verso una più marcata emotività. In Jamais Iphigénie en Aulide immolée (anni Ottanta), opera ispirata al sacrificio di Ifigenia, la figura femminile appare legata a un destino già segnato. Donna e colombe (anni Ottanta) risponde con un'immagine di libertà e leggerezza, in cui il corpo ritrova slancio e luminosità. Chiude la sezione Due tigri (2009), un dipinto nel quale compare una sola tigre, mentre l'altra sembra coincidere allusivamente con la domatrice, decisa e determinata nella sua posa fiera.
Devote e indomite